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Terragni: l’enfant prodige dell’Architettura Razionalista

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Terragni: l’enfant prodige dell’Architettura Razionalista

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Quando si pensa all’architettura razionalista italiana, c’è un nome che non può non venire subito alla mente: Giuseppe Terragni.

Questo architetto, pur avendo vissuto relativamente poco (è morto a soli 39 anni), ha rappresentato una delle punte di diamante dell’architettura moderna italiana e alcune sue architetture, come la Casa del Fascio di Como, sono diventate iconiche.

La vita e le opere di Terragni sono legate a doppio filo con la città di Como, luogo dove è cresciuto e dove ha svolto la pratica professionale. Sono legate anche agli ideali fascisti, di cui egli è un sostenitore e nei cui valori di rinnovamento sociale e rifiuto della tradizione si riconosce.

Quello di Terragni è un fascismo estremamente idealista, di cui lui riconosceva i valori e che sperava si potessero declinare in un contesto democratico. Nelle sue architetture, in particolare proprio le Case del Fascio, troviamo questa sua tensione idealistica.

Cominciò a progettare giovanissimo, non ancora laureato comincia a partecipare a concorsi insieme a Pietro Lingeri, conosciuto proprio all’università e che sarà suo collega per tutta la vita.

I suoi interessi sono sempre stati all’avanguardia e aperti alle realtà architettoniche che si andavano sviluppando all’estero, soprattutto in Germania. Fin dall’università si presentava come un architetto militante, con altri giovani architetti, noti come Gruppo 7 scrisse una serie di articoli apparsi sulla rivista “Rassegna” nel 1927 dedicati proprio al rinnovamento dell’architettura.

Proprio nel 1927 progetta uno degli edifici che gli diede grandissima fama: il Novocomum primo condominio realizzato con i canoni dell’architettura razionalista forte di richiami anche alle architetture dell’avanguardia russa.

Gli anni prebellici sono ricchi di attività sia teorica che pratica: diventerà uno dei maggiori esponenti del MIAR (Movimento Italiano di Architettura Razionale) e partecipò anche al CIAM (Congresso Internazionale di Architettura Moderna) del 1933 che vedeva tra i partecipanti anche Le Corbusier e che confluì nella pubblicazione della Carta di Atene che tenta in 95 punti di riassumere quelle che dovrebbero essere le caratteristiche delle nuove città moderne.

Gli anni più significativi sono forse quelli del 1936-1937 che lo vedono progettare e realizzare i suoi capolavori: la Casa del Fascio di Como, l’Asilo Sant’Elia sempre a Como e Villa Bianca a Seveso.

L’attività professionale viene interrotta dall’arrivo della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1940 viene chiamato alle armi e dopo un periodo di addestramento nel 1941 parte per il fronte jugoslavo e successivamente in Russia. L’esperienza della guerra lo provò molto sia fisicamente che psicologicamente, anche incrinando la sua visione idealistica del regime. Alcuni sostengono che questa esperienza sia stata una concausa della morte che lo colse giovanissimo. Morì infatti nel 1943, colto da una trombosi celebrale sulle scale di casa della fidanzata.

Nonostante la prematura scomparsa, l’opera di Terragni risulta assolutamente di primo piano per la storia dell’architettura italiana e una visita alle sue architetture comasche è sicuramente un punto di partenza importante per la comprensione dell’architettura italiana razionalista.

 

 

 

 

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