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Renzo Piano: L’Architettura tra arte,tecnologia e artigianato.

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Renzo Piano: L’Architettura tra arte,tecnologia e artigianato.

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Renzo Piano e’ sicuramente l’architetto Italiano contemporaneo piu’ famoso e popolare al mondo. Ha guadagnato questa sua caratteristica poiche’ non si presenta con una veste accademica ma con un volto di artista vicino e al servizio del popolo.   L’architettura e’ un arte complessa e contaminata dai fatti della vita, da tutti I fatti delle vita,dalla scienza,dalla tecnologia, dalla geografia,dal tema della storia e della momeoria  talvolta, dall’economia,dai budget, e tutte queste cose si fondono in un qualcosa che deve fornire alla societa’  un edificio duraturo,bello,funzionale che migliori la vita dei cittadini. Questo e’ il pensiero che e’ alla base del suo concepire l’architettura “”il bello salvera’ il mondo “.

Renzo Piano discende da una famiglia di costruttori, il padre lo era, il fratello,gli zii erano costruttori. Sarebbe stato per lui semplice e conseguente seguire le orme del padre,e’un po’come accade a chi e’ figlio di acrobati , finisci a fare l’ acrobata perche’  trovi normale farlo. Giunto all’eta’ di decidere per un corso Universitario,Piano confessa al padre di voler fare l’architetto. “Ma come !!!, potresti fare il costruttore e vuoi fare solo l’architetto !!!””Renzo Piano che fin da bambino ha frequentato e seguito I cantieri del padre e dove ha trascorso il tempo a  vedere gli operai lavorare, intuisce che fare l’architetto non puo’ essere solo disegno,idee ,ma anche conoscenza dei materiali,dei cementi ,delle tecniche costruttive , conoscenza che proviene dal saper fare concretamente . Da questa consapevolezza in futuro derivera’ il marchio dei suoi uffici “workshop”” – appunto,officina ,qualcosa a meta’ tra atelier,laboratorio  artigiano e studio professionale. Dopo la laurea  come, per molti giovani architetti iniziano le prime esperienze di lavoro  in diversi studi; a Milano presso lo studio Albini dove Piano si ritrova a fare un tipo di lavoro che piu’  gli e’  congeniale, molto legato al fare, successivamente  a Philadelphia nello studio di Kahan,a Londra nello studio di Makosky architetto molto attivo nello studio delle strutture leggere e che sara’ per lui fonte di ispirazione.  Contando sul supporto dell’impresa del padre, Piano inizia a far sperimentare le prime strutture e realizza un padiglione per l’industria Italiana all’ expo di Osaka.  E’ una struttura leggerissima,una delle prime strutture leggere per l’epoca,facilmente smontabile che desta interesse nel pubblico e nei visitatori dell ‘ Expo. Tra questi l’architetto Londinese Richard Roger che ne rimane colpito. Nasce un’amicizia professionale.

Renzo Piano si ritrova proiettato a Londra dove inizialmente per mantenersi  insegna  all’association architecture school e da li a poco insieme a Rogers  decidera’ di metter su un ufficio. Decidono anche di iscriversi ad un concorso pubblico per la costruzione di un edificio pubblico al centro di Parigi, concorso nel quale si erano iscritti da tutto il mondo.  Con il coraggio che contradistingue I giovani,presentano un progetto che a prima vista puo’ sembrare folle. ma che interpreta in modo sperimentale l’ idea della casa della  cultura  Francese . Il centro Georges Pompidou.

Le sue prime esperienze professionali e di studio lo inducono a concentrarsi sul tema della leggerezza,nel progettare cioe’ strutture leggere. Questa capacita’ di togliere,togliere fintanto che non si rimane con uno spazio semplice ma emotivamente coinvolgente,sara’ per lo studio quasi un marchio distintivo nelle molte opere pubbliche come:The California Academy of science,il museo  Menil collection in Texas,centre botin in Spagna,il centro Jean Marie Tjbao, Il museo delle scienza a Trento, per citarne alcuni. La leggerezza non e’ l’ unico sentimento che guida Renzo Piano, un’altra forte caratteristica in lui e’ il concetto del rispetto del “genius loci””.  Sentimento molto evidente in alcune suo famose opere,tra queste spicca il lavoro svolto per il centro Jean Marie Tibao dove Piano ha perfettamente integrato una struttura tecnologica in un paesaggio, adeguandosi nella scelta dei  materiali costruttivi alla Sapienza millenaria che la popolazione ha dei materiali ignei del posto.

Alla domanda che gli e’ stata rivolta in una conferenza a Roma presso il nuovo auditorium della musica – che cosa e’ l’architettura, Piano non ha dubbi.- “”l’architettura e’ avventura. Nel senso concreto,reale e nel senso spirituale. In fondo in un mondo nel quale tutto e’ stato esplorato l’architettura e’ ancora un terreno su cui l’esplorazione continua ad esistere . L’architetto scopre I luoghi, il genius – loci, ha bisogno l’architetto di immergersi  , di capire un luogo per assimilarne le peculiarita’ e lasciare che la sua immaginazione e la sua intuizione lo guidino  in degli spazi immaginari ed in questi spazi l’artista collochera’  gli edifici che modificheranno quel luogo.  Le citta’ sono costutite da luoghi rinnovati. “”

Nel concetto dei luoghi rinnovati Renzo Piano include oggi anche il movimento culturale di cui e’ ovviamente autore, della riqualificazione delle perifere.  “”La periferia gode di una bellezza propria per la quale non e’ stata costruita, la bellezza e’ stata riposta nelle architetture nobili del centro citta’ “sostiene Piano;””ma le periferie sono dotate spesso di una propria luce, fatta spesso da un rapporto con la natura, da certi tagli estetici, che nelle periferie si ritrovano.  Le periferie vanno fecondate con le stesse opere che si pensano per I centri storici, dunque spazi per le arti, biblioteche,spazi pubblici in genere. Solo cosi’ si puo’ sperare di   riqualificare le periferie”” Questo che si puo’ considerare un manifesto culturale di Renzo Piano e’ un impegno che Piano ha preso a cuore e molto sul serio,ed e’ stato al centro del suo discorso di presentazione al Senato della Repubblica al-l’atto della nomina di Senatore.  Ancora una volta il grande architetto ci suggerisce come la nobile arte coinvolga tutti gli aspetti della vita,coinvolge il discorso artistico ,le emozioni del vivere uno spazio ma anche  il sentire l’urgenza di un nuovo indirizzo politico sociale.

Sono solo due,al momento,gli Architetti Italiani premiati con il prestigioso premio Pritzke , Aldo Rossi nel 1990 e Renzo Piano nel 1998.

L’operosita’ dei Genovesi come lui lo ha portato a fondare diversi studi professionalil a Genova,Parigi,New York;inpegnato com’e’ in riunioni ,disegni,proprio non c’e’  verso il serafico e leggero sorriso di Piano non sparisce.  Renzo Piano torna al tavolo dei progetti.

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