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Piazza Vittorio : Un luogo per favorire lo scambio multietnico

Roma

Piazza Vittorio : Un luogo per favorire lo scambio multietnico

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La mescolanza di genti diverse e’ un fenomeno molto antico e per I Romani e’ un fatto di abitudine . Roma e’ una citta’ di passaggio ,straordinariamente vivace e nei detti popolari “Roma accoglie sempre tutti”.

In un discorso l’imperatore Claudio dice “Noi siamo nati da un coacervo di delinquenti,profughi,gentaglia che Romolo ha trasformato in citta’”. La forza della citta’ dunque e’ stata l’accoglienza. Agli inizi del III secolo dopo Cristo tutti gli abitanti delle citta’ dell’Impero ebbero una cittadinanza Romana.

Probabilmente ricordare come nella storia il fenomeno dell’immigrazione sia stato gestito potrebbe aiutare noi tutti nell’indirizzo di politiche sociali adeguate.

Piazza Vittorio Emanuele II a Roma , al centro del quartiere Esquilino, è nei nostri giorni un esempio quasi stridente dello scontro tra un assetto urbanistico molto regolare e la vita caotica della città che scorre sotto i suoi portici, in cui si incontrano molteplici etnie. Le macchine poi circolano irriverenti attorno ad un’area verde idealmente isolata, essa stessa ricca di monumenti molto diversi per stile ed epoca.

E’ un luogo al centro della citta’ davvero interessante ,dove si incontrano durante tutto l’arco della giornata persone di etnia diversa e dove bambini di origine etniche diverse giocano tra di loro allontanando quindi barriere ideologiche. I portici che circondano la piazza e che ne rispecchiano la simmetria , ospitano negozi cinesi, negozi Indiani in una ideale suddivisione a lati alterni alla piazza stessa percorribile pero’ come in un unico pecorso.

La piazza Vittorio Emanuele è presente già nel primo piano regolatore del 1873 ed era stata inizialmente pensata come nodo centrale e rappresentativo nel tessuto urbano dei nuovi quartieri che si andavano realizzando con la trasformazioni di Roma in Capitale d’Italia: vi si prevedeva infatti il Palazzo degli Archivi di Stato e vari edifici di notevole importanza. La sua costruzione iniziò nel 1881 a seguito del compromesso con la Ditta Marotti e vide la realizzazione di una serie edifici con portici su tutti i lati della piazza, mentre ora mancante è il lato porticato tra via Conte Verde e via Emanuele Filiberto.

I portici di Piazza Vittorio restarono a lungo pavimentati in “asfalto stratificato”, come da progetto, e solo nel 1939, alla Ditta Bessio & Formica e alla Ditta Rimassa venne affidato il lavoro di pavimentazione dei portici in “ bollettonato genovese”, ancora esistente e restaurato nel 2001. Si tratta di una tecnica che prevede l’uso di diversi marmi italiani tagliati in piccoli elementi di varia forma dallo spessore di 3 cm, che formano una sorta di ininterrotto tappetto in cui gli elementi di marmo sembrano disposti in maniera del tutto casule e naturale.

I giardini di Piazza Vittorio ospitano un insieme composito di opere, che attraversano il tempo e raccontano tante storie, a partire dai c.d. “Trofei di Mario”, ciò che resta di una fontana monumentale in cui affluiva l’Acqua Giulia, voluta da Alessandro Severo (222-235), ma che veniva comunemente considerata come il monumento che celebrava la vittoria di Mario contro i Cimbri e i Teutoni, per la presenza di due statue raffiguranti trofei di guerra di epoca domizianea, trasferiti poi nel 1590 sulla balaustra alla fine della cordonata del Campidoglio, dove accolgono imponesnti i tanti turisti che “salgono al colle”.

Accanto i “Trofei di Mario”, proprio a creare un significativo legame tra le imprese di Mario, condottiero romano, e quelle dei soldati della Prima Guerra Mondiale, si trova il Monumento ai Caduti della guerra 1915-1918 dei Rioni Esquilino, Viminale, Macao, inaugurato il 14 giugno del 1925 e progettato da Guido Caraffa. Il monumento, realizzato da Enrico Brai, si presenta come una lapide monumentale con incisi i nomi dei caduti e nella parte centrale arretrata si legge la dedica, sormontata da un’aquila ad ali spiegate e con corona d‘alloro e gladio in basso.

Poco distante gli stessi giardini accolgono la famosa Porta Magica: un tempo lungo il muro di cinta della Villa Palombara demolita nel 1873, che si trovava tra Largo S. Eusebio, via di santa Croce, Via Labicana e via San Matteo, villa che venne espropriata nel 1873 per la costruzione della piazza stessa. La porta fu quindi smontata e qui ricostruita nel 1888: si tratta di una semplice porta di cui si conservano gli stipiti, la soglia e l’architrave sormontata da un disco, tutti murati in un blocco di tufo e terra, testimone della quota originaria del sito. Il marchese Marcello Palombara, secondo la tradizione, era un amante delle scienze esoteriche e la porta si pensava conducesse al suo laboratorio alchemico. Le incisioni sulla porta sarebbero segrete formule alchemiche. L’affiancano due statue mostruose raffiguranti il dio egizio Bes, forse rielaborazioni del XVII secolo di opere egizie più antiche, rinvenute sul Quirinale nel 1888.

I generosi giardini accolsero poi anche un’opera sfortunata che fu rimossa dalla Fontana delle Najadi, in quanto considerata non pienamente riuscita: lo scultore Mario

Rutelli ebbe nel 1909 l’incarico di completare la fontana con un gruppo centrale raffigurante un tritone, un polipo e un mostro marino, che non venne accolto con entusiasmo, anzi venne da alcuni addirittura indicato come un vero e proprio “fritto misto”: Spostato in seguito nei giardini di Piazza Vittorio nel 1913, venne sostituito dalla statua di Glauco che stringe un delfino, sempre di Rutelli, che completò la fontana negli anni 1911-1912.

Il centro della piazza ospitava dal 1902 un vivace mercato ortofrutticolo, che a seguito dei lavori di riqualificazione dell’area è stato trasferito nel 2001 nell’adiacente caserma Pepe, edificio di Gioachino Ersoch, in via Principe Amedeo. Tra la stazione Termini e piazza Vittorio si scorge lo storico teatro Ambra Jovinelli.

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