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La Cisterna Di Via Cristoforo Colombo

Roma

La Cisterna Di Via Cristoforo Colombo

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Nella città di Roma non è raro incontrare in luoghi inaspettati tracce di un passato lontano, che sembrano a prima vista del tutto decontestualizzati, quasi magicamente trasportati in uno spazio che non gli appartiene, nascosti come sono tra asfalto, macchine in corsa e palazzi moderni.

Questo è il caso della cisterna romana lungo via Cristoforo Colombo, che chi velocemente si allontana dal centro di Roma, vede venirgli incontro lungo il margine destro della strada, poco oltre le Mura Aureliane, superato l’incrocio con la Circonvallazione Ostiense.

La cisterna venne infatti individuata nel 1940 durante la realizzazione della nuova Via del Mare, attuale via C.Colombo, nascosta sotto di un casale moderno che venne demolito, e fu poi completamente riportata alla luce nel 1969.

Ma torniamo quindi al passato, quando nel suburbio alle porte dell’antica Roma esisteva in questi luoghi una villa di epoca imperiale, affacciata sulla valle del sacro fiume Almone, legato al ulto a Roma della dea Cibele.

L’ampia cisterna alimentata da un acquedotto privato che vi convogliava acque sorgive, faceva infatti parte del fundus agricolo che si stendeva attorno a tale villa, i cui resti oggetto di scavo sono compresi oggi tra le vie Padre Semeria, A. Valignano, G. Massaia. Serviva probabilmente sia agli usi agricoli che a quelli delle vita della villa stessa.

Quanto diverso era allora il paesaggio circostante: le terre coltivate, le ville, i sepolcreti e le acque di quello che era un tempo il sacro fiume Almone, il cui corso si può ancor seguire in parte nella Valle della Caffarella, e che assai impoverite, qui sono costrette a scorrere sotto la Circonvallazione Ostiense. L’affaccio della villa sulla Valle doveva rendere allora questo luogo assai piacevole, sicuramente assai diverso.

La cisterna, che dobbiamo immaginare in origine in parte interrata, risale agli inizi del II secolo d.C. e consiste di un ambiente centrale dal diametro di circa 3 metri, coperto da una cupola e circondato da due corridoi anulari concentrici e intercomunicanti tra loro, ugualmente volati e suddivisi in varie campate e stanze da alcuni archi.

Vi si accede tramite una sorta di atrio trapezoidale che immette nei corridoi, dai quali attraverso un basso ingresso si giunge sino alla camera centrale.

Accanto vi si trova un altro edificio circolare la cui funzione non è chiara, apparentemente non comunicante con la cisterna e probabilmente della prima metà del III secolo d.C.

Chi visita questo edificio scopre spazi quindi assai complessi ed articolati, avvertiti come una sequenza di suggestive stanze, dimenticando in parte di trovarsi all’interno di una complessa opera idraulica, come ricorda il rivestimento impermeabile delle pareti e dei pavimenti in cocciopesto, il cosiddetto opus signium, e la presenza dei cordoli per evitare depositi.

Col passare del tempo, l’utilizzo di tali spazi cambiò e nascosti al di sotto del casale, vennero trasformati in vera e propria cantina o grotta artificiale per la conservazione del vino e forse dell’olio.

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