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La Roma del 600: la grande rivalità dei due geni Bernini e Borromini

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La Roma del 600: la grande rivalità dei due geni Bernini e Borromini

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Il panorama culturale delle Roma barocca è dominata da due grandi personalità artistiche: Bernini e Borromini.
I due contribuirono in maniera decisiva al panorama dell’architettura e della scultura della città. Il loro rapporto fu però estremamente difficile e conflittuale anche se riuscirono a collaborare tra loro realizzando ad esempio quello che è uno dei simboli di San Pietro: lo splendido baldacchino al di sopra dell’altare di San Pietro.
Due personalità importanti e molto diverse fra di loro e questa differenza di carattere e le vicende della vita fecero in modo che svilupparono una naturale rivalità sfociata in alcuni casi in leggenda.

Da una parte Bernini, napoletano d’origine e romano d’adozione. Divenne il prediletto di Papa Urbano VIII Barberini. In lui il Papa vedeva l’artista in grado di rendere possibile la sua idea di una Chiesa grandiosa attraverso opere che comunicassero questa grandezza.
La Chiesa infatti usciva da un secolo complesso, con la riforma luterana alle spalle, c’era la voglia di un nuovo inizio e questo era da ribadire anche con le architettura.

Le intenzioni di Urbano VIII e l’estro di Bernini trovarono nella Basilica di San Pietro una ghiotta occasione. E’ con il benestare di Urbano VIII che Bernini quindi progetta e realizza il baldacchino di San Pietro, con la partecipazione del Borromini nella concezione delle meravigliose colonne tortili.

Alla morte di Urbano VIII però la sorte gira. Bernini perde il suo mecenate e il nuovo pontefice ha un atteggiamento molto diverso relativamente alle grandi opera, il papato attraversa un momento di crisi economica e le grandi ostentazioni di opulenza non si addicono al nuovo clima.
Papa Innocenzo X quindi fa cadere Bernini dal trono di architetto “di corte” e selezionando gli architetti per i lavori da eseguire gli preferisce degli artisti rivali come ad esempio Borromini.

Borromini aveva una personalità molto diversa da Bernini, più schivo e tormentato. Originario del Canton Ticino era giunto a Roma come parente di Carlo Maderno dopo una tappa intermedia per l’apprendistato presso il Duomo di Milano.

Fu a lui che Innocenzo X affidò il rinnovamento della Chiesa di San Giovanni in Laterano generando il risentimento del Bernini.

Il successivo Papa, Alessandro VII ribalto ancora le sue preferenze lavorando con Bernini e affidandogli la realizzazione del grandioso colonnato ellittico di Piazza San Pietro.

I risentimenti tra i due, leggenda vuole, vennero scolpiti anche nella pietra. A questi infatti sarebbe dovuta ad esempio la posa di una delle figure della Fontana dei Quattro Fiumi (di Bernini) a Piazza Navona che sembra coprirsi gli occhi non sopportando la vista dell'”orrida” facciata della Chiesa di Sant’Agnese opera del rivale Borromini.
Ma pare anche che mentre Borromini costruiva il Palazzo di Propaganda Fide, Bernini abitasse lì accanto. Si parlava peraltro di una commessa che Innocenzo X aveva assegnanto al Ticinese dopo un primo progetto del napoletano. Borromini inserì nell’edificio due orecchie d’asino rivolte proprio verso l’abitazione di Bernini che rispose collocando un organo maschile rivolto verso l’opera del rivale.
Entrambe le aggiunte vennero rimosse per la pubblica decenza, ma la leggenda è giunta fino ad oggi.

Insomma la loro rivalità ha segnato quel periodo della vita artistica romana, ma entrambi hanno regalato a Roma delle architetture e delle opere che la rendono una delle città più belle del mondo.

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