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Borromini: una personalità schiva per un talento spesso incompreso

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Borromini: una personalità schiva per un talento spesso incompreso

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Abbiamo già accennato alla rivalità che si era sviluppata tra Bernini e Borromini, ma ora è arrivato il momento di trattare un pochino nel dettaglio entrambe le personalità di questi due architetti straordinari.

Cominciamo da Borromini, privilegio che ci sentiamo di riservare a chi dei due forse ebbe un riconoscimento critico tardivo.

Borromini è il nome con cui è noto Francesco Castelli Brumino, architetto tra i principali protagonisti della scena barocca, che operò a Roma nel ‘600.
Borromini è italo-svizzero, arriva da una famiglia che ha le sue origini tra i magistri comacini, grandi costruttori e carpentieri svizzeri che fin dal VII-VIII secolo erano attivi in Europa e coinvolti nei principali cantieri.
Borromini quindi si forma in questo ambiente e esordisce come intagliatore di pietre. Per la sua formazione segue uno zio e si ritrova a fare apprendistato presso il cantiere del Duomo di Milano allora in pieno fermento sotto la guida del Richino.
Come sempre accade il contesto di formazione non ha mai carattere neutrale, e così anche per il Borromini gli anni trascorsi all’ombra delle guglie divennero significativi per le sue caratteristiche espressive. L’architettura gotica quindi segno in maniera importante il suo gusto e il suo stile.

Arrivò a Roma come assistente di Carlo Maderno, anch’egli svizzero e forse parente del Borromini, e cominciò a fargli da assistente durante i lavori di realizzazione della Basilica di San Pietro e Palazzo Barberini.
Quando Maderno morì nel 1629, Borromini pensò di diventarne il successore, ma tale ruolo venne affidato a Gian Lorenzo Bernini, molto più vicino al Papa e di maggiore successo.

Borromini aveva una personalità più chiusa e schiva e nonostante il talento, ebbe molte più difficoltà ad affermarsi nel contesto romano dominato invece da un Bernini più predisposto alla vita sociale.
Borromini quindi cominciò a lavorare come assistente di Bernini e questa collaborazione forzata non aiutò il carattere di Borromini, che sentendosi sempre una seconda scelta peggiorò alcuni sui atteggiamenti.
La propensione alla depressione e numerosi disturbi nervosi aggravarono ancora di più la sua situazione e la sua reputazione.
Addirittura sulla sua morte ci sono grandi dubbi, si ferì gravemente con una spada a seguito di un litigio con un servitore, ma non si seppe mai se tale incidente fu casuale o se Borromini si ferì volontariamente a seguito appunto dell’aggravarsi della sua depressione e dai continui successi del Bernini.

Oggi rimane però di lui il ricordo attraverso le sue opere che segnarono una vera rivoluzione e che dovettero però aspettare molto più tempo per avere l’adeguato riconoscimento critico come purtroppo spesso accade nel mondo artistico.

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