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Il MAXXI di Zaha Hadid: l’energia di un’archistar per Roma

Roma

Il MAXXI di Zaha Hadid: l’energia di un’archistar per Roma

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Eccoci ad un’altra tappa della nostra camminata tra le opere di architettura contemporanea di Roma: il MAXXI di Zaha Hadid.

Zaha Hadid, architetto iraniana, mancata alla fine di marzo del 2016 è sicuramente una delle figura più importanti dell’architettura degli ultimi anni e ha lasciato la sua firma anche a Roma regalandole uno straordinario edificio che ospita il Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo.

Il museo è frutto di un concorso internazionale indetto nel 1998 proprio dalla Soprintendenza con la supervisione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Si era infatti già individuata una zona dove sarebbe dovuto sorgere il nuovo MAXXI all’interno del quartiere Flaminio non lontano dal fiume Tevere. Vennero inoltre stabilite delle linee guida che prevedevano innanzi tutto la capacità di integrarsi con il contesto urbano circostante, oltre che una attenzione all’integrazione dei percorsi e una attenzione all’illuminazione naturale e al controllo dei parametri ambientali oltre che il mantenimento di un edificio esistente

Arrivarono più di 250 candidature ma solo 15 furono ammesse alla seconda fase fino alla proclamazione del vincitore: Zaha Hadid.

Il MAXXI di Zaha Hadid presenta una soluzione architettonica con alcune caratteristiche comuni a tutti i progetti della grande archistar: primo fra tutti il dinamismo che esprime.

L’edificio del MAXXI infatti è caratterizzato da una forte sinuosità, da camminamenti, percorsi, l’edificio sembra quasi poroso per la sua capacità di dialogare tra interno ed esterno.

Il dialogo con il contesto è garantito da uno sviluppo che predilige l’orizzontalità e anche l’appoggio sull’edificio esistente appare coerente, con delle spire che lo avvolgono senza snaturarlo.

Oltre che per l’architettura realizzata prevalentemente in cemento a vista, il MAXXI di Zaha Hadid appare straordinario per gli spazi aperti che ha messo a disposizione alla città.

Infatti negli orari di apertura del museo, nelle meravigliose giornate romane, è straordinario vedere come la  gente del quartiere viva anche gli spazi esterni del museo, che diventano un parco per i bambini, un luogo di incontro, dialogo e confronto.

Sicuramente vivere questi ambienti rimane una forma di educazione alla bellezza che gli spazi architettonici di questa qualità possono garantire!

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